Nuovo arrivo: la Vernaccia nera di Serrapetrona Alberto Quacquarini
L’abbiamo conosciuta un po’ per caso, tra un prodotto marchigiano e l’altro, e ora con l’orgoglio di chi ha fatto una scoperta unica lo proponiamo a tutti coloro che vengono a trovarci in negozio, anche agli astemi!
Scoprendo la storia di questo vino, e conoscendo anche il metodo di coltivazione impiegato, trattasi di agricoltura biologica, ne apprezziamo ancor più le caratteristiche: è un vino apparentemente semplice al palato, ma che sa regalare fragranze e aromi fruttati deliziosi, con una nota in più: la spuma.
Ad Alberto Quacquarini si deve la notorietà di questo particolare vino ottenuto dalla Vernaccia nera, uva autoctona di Serrapetrona, dove da sempre si spumantizza la vernaccia da uve a bacca rossa. E’ stata però la famiglia Quacquarini che ha permesso la conoscenza di questo particolare vino, credendo nella tradizione e nelle sue peculiarità, portandolo ad un livello di generale gradimento e facendolo conoscere anche al di fuori della provincia di Macerata.
Unico vino italiano a tripla fermentazione, per la produzione della Vernaccia di Serrapetrona si eseguono più fasi di lavorazione: la vendemmia si fa a settembre, ma solo metà della quantità di uva raccolta verrà pigiata; l’altra metà sarà appesa a graticci in luoghi ventilati fino a gennaio, favorendo così la concentrazione di zuccheri. A seguire, verso la metà di gennaio, l’uva appassita verrà pigiata e unità nei tini con il vino pigiato a settembre.
Il vino riposerà fino al settembre successivo quando verranno aggiunti lieviti selezionati e zucchero per favorire la presa di spuma. Il vino sarà tenuto poi in autoclave per altri sei mesi:al termine dei sei mesi il vino diventerà frizzante e sarà dolce.
Se invece ci rimarrà 8 o 9 mesi il vino Vernaccia diventerà secco poichè lo zucchero residuo si trasformerà in alcool.
Sono pertanto due le versioni di Vernaccia di Serrapetrona: la Nera dolce e la Nera secca.
La Vernaccia nera dolce è molto intrigante, profumata di frutta matura, assai persistente e ricorda vagamente il Recioto della Valpolicella, ma la caratteristica delle bollicine crea un effetto di maggiore leggerezza rispetto al Recioto. Si abbina a dolci secchi, agli speziati e ai dolci a pasta lievitata.
Per altre informazioni: Vernaccia di Serrapetrona dolce
La Vernaccia nera secca è un vino con un bel carattere e corpo, ma la sensazione di leggerezza è prevalente e lo rende consigliabile in abbinamento a carni alla griglia, maiale arrosto e carni bianche in genere.
Per altre informazioni: Vernaccia di Serrapetrona secca
Manuale del bere sano: VINI NATURALI D’ITALIA di Giovanni Bietti
E’ il primo di una serie di 4 volumi e anche la prima guida ai vini naturali d’Italia. Scritto da un artista e compositore, Giovanni Bietti, degustatore per passione, racconta con la sensibilità tipica un musicista il rapporto ideale del vino con la natura e con l’uomo stesso.
Ecco come l’autore definisce il suo scritto: “Questo non è un libro contro l’industria alimentare, il consumo di massa, il mercato globale, la tecnologia, l’enologia moderna e quant’altro. Tutto ciò esiste, è frutto di un processo inevitabile che ha portato anche dei benefici al mondo del vino…non sono affatto fanatico del biologico e del biodinamico tout court… Questo libro parte da alcune considerazioni…anzitutto molti vini italiani sono diventati, col passare degli anni e con lo sviluppo del mercato, meno originali e meno rispettosi della cultura e della storia… poi, l’opinione sempre più generalizzata di uno scadimento della qualità alimentare e salutare…infine la sostenibilità ambientale..”
Ecco i punti su cui ci troviamo d’accordo con l’autore:
1. artigianalità del prodotto: seguire l’intero processo produttivo dalla vigna alla vinificazione è possibile solo in aziende di dimensioni ridotte. Questo è l’unico sistema che permette al vino di esprimere l’annata reale.
2. salute del vigneto: è importante far arrivare in cantina uve sane ma per ottenere questo non è strettamente necessario ricorrere all’uso esclusivo di pesticidi e diserbanti, responsabili del depauperamento della fertilità dei suoli.
3. rispetto dell’uva in cantina: rispetto vuol dire non aggiungere cose estranee all’uva e al vino durante la fermentazione, l’affinamento e l’imbottigliamento, quindi nemmeno l’anidride solforosa, se non in piccolissime dosi. A garantire la sanità del vino dovrebbe bastare infatti l’anidride solforosa naturamente prodotta dall’uva. I livelli di aggiunta consentiti dalla legge sono invece di 160ml/l per i vini rossi, di 210ml/l per i bianchi e di 400ml/l per i vini dolci.
Ricordiamo che l’anidride solforosa è impiegata comunemente come additivo in campo alimentare e che ne deve essere indicata la presenza in etichetta. Tuttavia solo recentemente si è reso obbligatorio l’indicazione in etichetta anche per il vino, ma la legge non impone di dichiararne la quantità immessa.
Ciò vuol dire che il consumatore non è in grado di conoscere leggendo l’etichetta se cio’ che sta comprando è un vino naturale a cui non è stata aggiunta la solforosa (in quanto anche l’uva stessa ne produce una piccola quantità, superiore al livello minimo di rilevazione e perciò deve essere dichiarata in etichetta) oppure se l’anidride solforosa aggiunta è poca (si veda il caso del vino biologico che per disciplinare consente quantità massime di 60mg/l per i vini rossi e 80mg/l per i vini bianchi) oppure se sta acquistando un vino di bassa qualità al quale è stato aggiunto il livello massimo consentito: 160 ml/l per i vini rossi e 210ml/l per i vini bianchi.
4. andare incontro al vino: uno stesso vigneto, se non trattato, darà risultati diversi a seconda dell’andamento climatico e di altre variabili. Andare incontro al vino vuol dire di far risaltare in maniera positiva le differenze prodotte dalle variabili naturali, per mezzo della mano sapiente del vignaiolo.
5. valore gastronomico: il vino deve esssere considerato non solo a livello edonistico ma anche come un alimento, e pertanto trovare la giusta collocazione all’interno di una dieta sana.
Abbiamo iniziato a interessarci ai vini naturali per pura curiosità e spirito di confronto. Dobbiamo dire che alcuni ci hanno positivamente sorpreso e nel proporveli ci rimettiamo al vostro giudizio. Altri li proveremo un po’ alla volta, in base all’ interesse che riusciremo a trasmettervi. Da parte nostra non possiamo non tener conto dei commenti spassionati di vite contadine familiari e dirvi che quelli che vi proponiamo sono stati giudicati: “Buon però ciò!, Sembra el vino de ‘na volta, che sa un fià da aseo, ma che non te fa mae a testa el stomego”.
….sorprendente vero ?!









