Saremo presenti a Febbraio alla FIERA SPOSI 2012 presso VERONA FIERE
Vino Novello 2011

Olio extrav. d’oliva del Garda come bomboniera gastronomica – Le proposte scontate del mese di Maggio

Scritto nella categoria Bomboniera gastronomica, Prodotti tipici

Eccovi alcune proposte per la bomboniera alimentare che usufruiscono di ulteriore sconto 20% sul prezzo dell’olio extravergine d’oliva dell’azienda agricola Ca’Rainene, situata a Torri del Benaco sulle rive del Lago di Garda, secondo la nostra programmazione sconti estivi.

Lo sconto è valido per bomboniere  prenotate entro il mese di Maggio 2011.

Indicativamente le bomboniere, comprensive della confezione e scontate, hanno un prezzo variabile da 8 a 20 euro, a seconda del tipo di confezione e dal tipo di olio impiegato: l’azienda agricola Ca’Rainene infatti produce varie tipologie di olio:  il DOP del Garda, il Monovarietale Casaliva,  e olio d’oliva extrav. con marchio Terre del Lago.

Il prezzo finale della bomboniera varia  in ragione della capacità della bottiglia utilizzata, che può essere da 100 ml, 250 ml e 500 ml.

Ricordiamo che l’olio prodotto da quest’azienda è stata valutato con punteggi altissimi da numerosi e autorevoli estimatori.

Ecco alcuni generi di confezioni che stiamo proponendo cercando di stimolare la nostra e la vostra fantasia, ma come sempre siamo disponibili e ben felici di personalizzare le confezioni secondo le richieste.

Per le prenotazioni di bomboniere che pervengono entro il mese di Maggio dunque, oltre agli sconti  Promozioni Sposi , il prezzo della bottiglia d’olio Ca’Rainene e Terre del Lago scelta avrà un’ ulteriore sconto del 20%.  Affrettatevi!!

Per informazioni e preventivi scrivere a  servizioclienti@gioieesapori.it

Programma SCONTI ESTIVI

Scritto nella categoria Offerte Speciali, Prodotti tipici

MESE DI MAGGIO

SCONTO  PROMOZIONALE DEL 20% per OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA DEL GARDA - sconto su tutte le bottiglie DOP, monovarietale Casaliva, Blend (da 250ml, 500ml, 750ml) e le confezioni regalo. Marchio:  azienda agricola Ca’Rainene di Torri del Benaco (VR).

SCONTO  PROMOZIONALE DEL 15% per ACETO BALSAMICO di MODENA e REGGIO EMILIA – sconto su tutte le bottiglie DOP e IGP vari formati. Marchio: Acetaia Dodi di Reggio Emilia, Acetaia Reale di Modena.

SCONTO  PROMOZIONALE DEL 15% per PRODOTTI ITTICI CONSERVATI – sconto su Tonno, filetti di Ricciola e filetti di Orata.  Marchio: Minghetti e Tamarro – Sicilia.

MESE DI GIUGNO

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  20% per  SPUMANTI METODO CHARMAT - sconto su tutte le bottiglie e i marchi esposti.

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15 % per VINI FERMI BIANCHI - sconto su tutte le bottiglie e i marchi esposti.

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  10% per VINI FERMI ROSSI - sconto su tutte le bottiglie e i marchi esposti.

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  10% per BIRRE ARTIGIANALI – sconto su tutte le bottiglie e i marchi esposti.

MESE DI LUGLIO

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15% per PASTA, SUGHI e PESTI – sconto su tutte le confezioni

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15% per VERDURE CONSERVATE SOTTOLIO e SOTTACETO – sconto su tutte le confezioni

MESE DI AGOSTO

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15% per SALI e SPEZIE – sconto su tutte le confezioni

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15% per THE E TISANE – sconto su tutte le confezioni

SCONTO  PROMOZIONALE DEL  15% per CONFETTURE DI FRUTTA – sconto su tutte le confezioni

Attenzione: tutti gli sconti riguardano la merce esposta nel punto vendita. Gli sconti non sono cumulabili con altre offerte.

Sono arrivati i Fichi bianchi del Cilento DOP

Scritto nella categoria Cose buone, Prodotti tipici

Il Fico bianco del Cilento, tutelato dalla denominazione DOP ( e per la zona del Cosentino anche da Presidio Slow Food), conosciuto anche come “Dottato”, ha caratteristiche uniche e di gran pregio.

Viene ancora oggi lavorato secondo antica tradizione Cilentana, esclusivamente a mano, ed essicato lentamente in forno.

In anni passati era considerato “il pane dei poveri”. In realtà il fico era il companatico, da accompagnare al pane.

La tradizione contadina ha permesso la salvaguardia di questo prodotto, la cui polpa di color giallo ambrato ha una  consistenza pastosa e un gusto molto dolce, ma mai stucchevole.

La pianta del Fico bianco del Cilento viene coltivata in ambiente collinare, ad un’altitudine tra i 100 e i 400 m.

La particolare composizione dei terreni, l’alternanza di strati d’argilla e arenarie e marne ricche di minerali, contribuiscono a rendere particolarmente saporito questo frutto.

Ficaiole alle noci, alle mandorle e ai pistacchi

Proponiamo le diverse elaborazioni dell’azienda Santomiele, tutte di esclusiva lavorazione artigianale: dal Capicollo di fichi mondi DOP, farciti con noci di Sorrento, di produzione limitata e numerata, alle Ficaiole ( dal nome con cui si nominavano le donne dedite alla raccolta dei fichi nel mese di settembre), alla Pigna, dolce di fichi essicati disposti a cupola con cioccolato extrafondente e nocciole di Giffoni, al Filetto croccantino con amaretti e mandorle, alla Cilentana con semi di finocchio selvatico e bucce di agrumi, ai classici fichi secchi disposti su canne di fiume, alle squisite confetture di produzione artigianale.

Cilentana Santomiele

Prodotti rari e quanto mai graditi, dedicati a palati fini e soprattutto golosi, sono un’ottima alternativa al regalo del classico dolce natalizio.

Premio Qualità-Prezzo SANGUE DI GIUDA OLTREPO PAVESE 2009 DOC Az. agr. Quaquarini Francesco

Scritto nella categoria Blog dei sapori, Prodotti tipici
Il Sangue di Giuda Oltrepo Pavese è un vino particolarmente gradito per la sua freschezza e aromaticità,  che si accompagna sia a pietanze leggere e dietetiche sia a momenti un po’ più golosi, in abbinamento a dolci secchi e mandorle.

Segnaliamo che la produzione di Fancesco Quaquarini ha ricevuto il PREMIO QUALITA’-PREZZO all’interno della Guida Berebene Low Cost 2011 , l’ormai storico Almanacco del Gambero Rosso rivolto agli appassionati del mondo del vino attenti al giusto equilibrio tra qualità e prezzo,  senza rinunciare però a ricercare i prodotti migliori.

Le caratteristiche del vino

Uvaggio: Croatina, Barbera, Ughetta di Canneto
Colore: Rosso rubino brillante
Profumo: intenso, armonico, con sentori di bacche rosse
Sapore: dolce con grande struttura e persistenza
Grado alcolico: 7% Vol. + 7% Vol.
Vino da bere fresco, si presta ad accostamenti con il piccante e il dolce.

Ulteriori info sul prodotto : Oltrepo Pavese Sangue di Giuda

Per info sul produttore: Francesco Quaquarini

INIZIATIVA SLOW FOOD PER AIUTARE I PASTORI

Scritto nella categoria Blog dei sapori, Prodotti tipici

E’ da poco iniziato a Torino “Il Salone del Gusto”, una tra le più importanti rassegne di prodotti e culture alimentari italiane e da tutto il mondo. Sotto la direzione e in linea con la filosofia di Slow  food, i piccoli produttori, parliamo anche della singola famiglia o di una persona che si dedichi, hanno la possibilità di farsi conoscere da migliaia di persone. Nella scorsa edizione del 2008 sono stati circa 8000 le persone che hanno partecipato, accumunate unicamente dalla passione per il buon cibo, e da una certa volontà di riscoprire cose semplici. Le carte in regola per i produttori per farsi accogliere in questa importante vetrina di sapori autentici  sono tre:  essere Buono, Pulito e Giusto; le ha così sintetizzate colui che ha dato vita al movimento Slow food, Carlo Petrini.

La filosofia del “buono” è abbastanza facile da recepire:  buono ha senz’altro a che fare con il gusto di ogni persona, pertanto la cosa deve piacere, e il piacere è la parte un po’ edonostica e leggera della filosofia Slow food, quella che ha a che fare con il piacere procurato dall’assaporare cose buone,  il piacere di parlarne insieme e che richiama pertanto convivialità e una certa voglia di riscoprirle icon altre persone.  Fare le cose  buone richiede non solo la capacità di produrle, e quindi abilità, ma anche e soprattutto impegno morale: si intende che il cibo sia “buono per l’uomo” nella sua totalità, per il corpo e per la mente, non semplicemente che non faccia male, ma che siano estraneo a trattamenti che ne deteriori la sostanza, tale che possa procurare una situazione di non benessere all’uomo e all’ambiente, che non sia pertanto contro natura anche prospettandolo a distanza di anni.

Ecco perchè l’occhio di Slow food è puntato verso la tradizione: la tradizione raramente ha tradito l’umanità; ha superato le mode e le prove del tempo, ed è per questo degna di creare un modello. La tradizione lancia un ponte tra il passato e il futuro, ci aiuta a non dimenticare le nostre radici, e ci consola nei momenti di smarrimento indicandoci pure una strada sicura da percorrere.  Non a caso uno dei pilastri portanti delle culture sono proprio le tradizioni.

“Pulito” è un po’ più difficile da interpretare.., cosa significa? Lavato, sterile, senza contaminazioni?  Sicuramente no. Fortunatamente quasi tutti noi non siamo nati per vivere sotto una campana di vetro, ma per interagire con la natura. Già, la natura.. e chi la preserva? Ci dedichiamo abbastanza attenzione? La consegneremo alle prossime generazioni come l’abbiamo trovata (uno scout direbbe “meglio di come l’abbiamo trovata”)?  E i prodotti che lavoriamo, prendendoci in prestito la terra, l’acqua e l’aria, rispettano l’ambiente e lo preservano per le generazioni successive? Ecco cosa intende Petrini quando parla di “pulito”: ciò che si produce non deve avere debiti con l’ambiente, ma deve essere rispettoso e salvaguardarlo, adottando pratiche che ne migliorino sensibilmente lo stato.

“Giusto”, anche questo potrebbe sembrare scontato, ma cosa è giusto?  Trovare un prodotto buono ad un basso prezzo? Forse questo più che giusto potrebbe essere utopistico.. e poi “giusto” per chi? Sicuramente dovrà essere giusto per tutti. Giusto per chi deve compensarsi delle energie spese per  produrre cose buone e pulite, e giusto per chi mangia e può gratificarsi mangiando cose buone e pulite, sapendo che l’atto di consumarle aiuta a sostenere alla fonte la propria volontà di preservare tradizioni e ambiente, e quindi la nostra identità.

In forza di queste riflessioni non possiamo evitare di pubblicare una lettera di slowfood a sostegno delle produzioni casearie a latte ovino, tra le migliori esistenti in Italia, che hanno veramente bisogno dell’attenzione e il sostegno da parte di tutti.

(Informiamo il lettore che pubblichiamo sul sito di Gioie e Sapori la lettera che segue con l’unico scopo di  favorire la diffusione dell’iniziativa:  Gioie e Sapori è pertanto esente da qualsiasi trattativa. Per partecipare all’iniziativa si deve pertanto far riferimento al sito web di Slow foodIn fondo alla lettera troverete anche il contatto email dell’iniziativa)

“…..Dalla Sardegna alle montagne d’Abruzzo, i piccoli produttori sono in forte crisi, e protestano perché il prezzo che ottengono per il loro latte non basta neppure a coprire i costi, è fermo al livello di trent’anni fa mentre, in questi anni, i pastori hanno ammodernato ovili e costruito caseifici a norma, contraendo mutui.  Le industrie trasformatrici sostengono di non poter pagare un centesimo di più, perché fanno fatica a vendere – i consumi di pecorino sono in calo – ma nello stesso tempo aumentano le delocalizzazioni e le importazioni di grandi quantità di latte dall’Est a prezzi bassissimi.

In Sardegna – la regione al mondo che produce più latte ovino – i caci si accumulano nelle stagionature invenduti, l’esportazione è in affanno, il prezzo del latte ha raggiunto i minimi storici (65 centesimi al litro, ma per recuperare i costi e guadagnare qualcosa non dovrebbe essere inferiore a 80). Allo stesso modo soffrono altre aree storicamente vocate alla pastorizia: Molise, Campania, Sicilia. In Abruzzo molti pastori, stanchi di ricorrere ai mutui e alle anticipazioni delle banche, iniziano a vendere le pecore.

Eppure l’allevamento ovino è una risorsa fondamentale per le montagne e per le aree più marginali e depresse del nostro Paese.

Se si vuole dare una speranza a migliaia di piccole aziende bisogna fare resistenza: una solidale “resistenza casearia”. Per  ristabilire la dignità di produrre secondo tradizione, conservando razze antiche, proteggendo dal degrado territori incontaminati. Guadagnando il giusto.

Il gruppo di acquisto organizzato da Slow Food propone un pacco contenente una forma di Fiore Sardo dei pastori, Presidio Slow Food, e una forma di pecorino abruzzese del Presidio del Canestrato di Castel del Monte o della Comunità del cibo dei pastori dell’Appenino Abruzzese e Molisano.

Il gruppo di acquisto garantisce ai produttori 16,00 Euro al kg + Iva, per premiare una forma di allevamento che rispetta cultura e territorio: le pecore pascolano in territori incontaminati, molti produttori sono biologici e molte delle aziende coinvolte si trovano all’interno di aree protette – Parchi Nazionali d’Abruzzo, della Majella, del Gran Sasso e Parco Regionale del Sirente-  gli animali si nutrono di erba fino a quando la stagione lo consente, le tecniche di produzione sono tradizionali.

Il Fiore Sardo dei Pastori, prodotto dagli aderenti all’Associazione Pastori di Barbagia, Presidio Slow Food, è il più antico formaggio di Sardegna. Viene prodotto a latte crudo, a ogni mungitura. I pastori vivono in abitazioni vicine agli ovili, spesso a decine e decine di chilometri dalle loro famiglie, e non lasciano mai il gregge incustodito. Il loro latte è lavorato ancora con la lapiolu, la grande caldaia di rame stagnato fatta a campana.Il canestrato di Castel del Monte, abruzzese, è il pecorino storico della transumanza, quello che  da secoli si produce sui pascoli dell’Appennino abruzzese. Su questo formaggio e sulla lana delle pecore si costruivano fortune. Oggi la realtà è ben diversa. Il progetto coinvolge alcune aziende del Gran Sasso che lavorano latte proprio e latte raccolto da 17 piccoli allevamenti locali, e la Comunità del cibo dei pastori dell’Appennino Centrale Abruzzese e Molisano, che riunisce 12 aziende – molte biologiche -   che lavorano esclusivamente latte del proprie pecore.

Il pacco costa ……più le spese di spedizione e contiene una forma di fiore sardo dei pastori (peso da 3 a 4 kg) e una forma di pecorino abruzzese (da 1,8  a 3 kg). Al prezzo pagato ai pastori abbiamo sommato solo i costi per il confezionamento, la gestione degli ordini e il trasporto del formaggio per i riordini.

Non ci sono altri intermediari oltre a Slow Food, che non ricava nessun utile dall’operazione.

Per maggiori informazioni sul progetto:  infopresidi@slowfood.it

Abbiamo il piacere di parlarvi dell’ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DOP di MODENA e di REGGIO EMILIA

Scritto nella categoria Prodotti tipici

Anticamente considerato come un elisir, indicato in epoca moderna  nei testamenti come prezioso dono da lasciare in eredità e in dote alle spose, ha conquistato nei secoli papi ed imperatori.

La prima testimonianza scritta appare nel poema “Vita Mathildis” scritto dal monaco Donizzone, nel quale si parla del desiderio di Enrico III imperatore di Germania di avere un po’ dello  “speciale aceto che aveva udito farsi colà perfettissimo”.  L’aceto  balsamico in epoca medioevale veniva usato soprattutto come medicamento, per questo chiamato “balsamico”: si riteneva infatti che desse sollievo al respiro affannoso, al mal di gola, agli svenimenti e al morso delle vipere, nonchè alle doglie del parto. Solo a partire dal Rinascimento l’aceto balsamico compare come condimento nelle tavole della nobiltà.  Ne furono impareggiabili estimatori i Duchi D’este, ma anche Ludovico Ariosto, emiliano di nascita, non dimentica di nominare questo prezioso condimento nelle sue “Satire”.  In tempi successivi l’ Aceto balsamico divenne  condimento prelibato per l’elite e moneta di scambio nei matrimoni, tanto che era diffusa la consuetudine che la nobildonna portasse in dote batterie di botticelle. Ritenuto un tesoro prezioso dalle famiglie emiliane, all’aceto balsamico si dava anche un valore affettivo in quanto, ottenuto con un metodo che si basa su rincalzi successivi delle diverse botti, nell’ultima botte da cui si estrae l’aceto maturo rimaneva sempre un piccolo quantitativo di aceto prodotto dalle precedenti generazioni, in alcuni casi risalenti anche al secolo precedente, e ciò creava un legame indissolubile  con il proprio territorio e la famiglia. L’appellativo “Tradizionale” infatti crea un’ideale unione di gusto tra territorio, generazioni, passione, pazienza e maestria.

Sì perchè produrre aceto balsamico tradizionale non è cosa facile. Prima di tutto bisogna partire da uve tradizionali della zona di Modena e Reggio Emilia: il Trebbiano, il Lambrusco, l’Occhio di Gatto, il Berzemino, la Spergola, il Marani, il Maestri, il Salamino, il Montericcio, il Sorbara e l’Ancilotta. Il profumo inconfondibile dell’aceto balsamico tradizionale nasce dall’unione sapiente di questi mosti e si ottiene dalla fermentazione zuccherina e ossidazione acetica dei mosti cotti.

L’uva pigiata viene messa nei tini e una volta affiorate le vinacce  il mosto viene spillato e cotto a fuoco lento. Messo successivamente in contenitori, con i primi caldi  il mosto inizierà la fermentazione acetica e una volta raggiunta la gradazione alcolica di 6-7 gradi verranno aggiunti aceto batteri che favoriranno l’ossidazione acetica. Questa è la base che verrà utilizzata per riempire le botticelle, in legno diversi, e dopo un lungo periodo d’affinamento l’aceto balsamico acquisterà le sue carartteristiche note aromatiche. Ogni legno regalerà note particolari: il castagno il colore scuro, grazie ai tannini; il ciliegio aggiungerà il sapore dolce; il gelso favorirà la concentrazione, il ginepro lo aromatizzerà con la carica delle sue essenze resinose; il rovere usato generalmente per le botti più piccole, dà il tocco finale conferendo un sapore vanigliato. Il legno e le botticelle sono orchestrate con gran maestria dai maestri acetai. Il numero di botticelle utili per ottenere il Tradizionale può arrivare anche a 20, di dimensioni via via  decrescente.

I locali adatti alla maturazione e l’affinamento secondo la tradizione sono i sottoteti e i solai delle case,   perchè più esposti alle variazioni termiche delle stagioni. Durante l’affinamento una importantissima operazione è il rincalzo: per ripristinare il livello iniziale ridottosi a causa dell’evaporazione  viene travasato aceto dalla botte più grande a quella successiva un po’ più piccola. Sarà l’arte e la bravura del maestro acetaio, analizzata la complessità e i profumi di ogni diversa botte e valutando il grado di maturazione raggiunto, a dare personalità all’aceto. L’affinamento del bouquet è infatti la fase più complicata da svolgere.  Il risultato dell’esperienza verrà in ogni caso sottoposto al giudizio finale dell’Organismo di certificazione, attraverso la  severa analisi organolettiche dei Maestri Assaggiatori del Consorzio,  che concederanno o meno l’ambita  denominazione di Aceto Balsamico Tradizionale.

Gli Aceti Balsamici Tradizionali  sia DOP che IGP vengono identiticati da precisi marchi,  confezioni ed etichette.

Durante il Convegno del 14 luglio 2010 organizzato a Roma dal Consorzio Aceto Balsamico, il Consorzio di Tutela e il Consorzio dei Produttori, il ministro Galan analizzando il caso dell’aceto balsamico ha evidenziato che esiste un problema molto grave  di contraffazione alimentare e agropirateria  dei prodotti tipici italiani nei Paesi d’Oltre Oceano, quantificando il danno economico in oltre 10 milioni di euro all’anno. Il convegno ha voluto essere una chiara denuncia al proliferare di prodotti imitativi delle italianissime eccellenze che danneggiano oltremodo l’economia del comparto, sia a livello di immagine che per le mancate vendite dei nostri Made in Italy.